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La corrosione dei circuiti stampati

Premessa: quanto descritto a seguire prevede l’utilizzo di acidi potenzialmente molto pericolosi, perciò declino ogni responsabilità da parte mia e del gruppo per danni a cose, persone o animali derivati dall’ improprio uso degli stessi o da incidenti che ne possano derivare, la lettura dell’articolo implica l’accettazione della presente premessa.

La costruzione da parte di IW2NFX Damiano e IW2NZX Cristiano dell’analizzatore di spettro progettato da Matjaz Vidmar S53MV, ha portato a produrre un cospicuo numero di circuiti stampati, per questo si sono cercate delle tecniche che rendessero il lavoro più veloce e con risultati migliori.

Si è partiti con la tecnica classica che prevede l’utilizzo del cloruro ferrico (FeCl3) in soluzione acquosa, questa ha avuto come effetto immediato l’arrabbiatura di IW2NZX, in quanto una partita di basette da 0,8 mm aveva un rame che non voleva saperne di essere corroso…

A parte gli scherzi, la soluzione per corrodere bene deve presentare una temperatura prossima ai 50 °C, personalmente metto la bacinella di plastica dove avviene la corrosione a bagno maria in un catino in cui ho messo l’equivalente di un pentolino da thè di acqua prossima all’ebollizione, l’acqua bollente scalda la soluzione di cloruro ferrico e si accelera la reazione.

I problemi che si presentano sono i seguenti:

1) I tempi di corrosione aumentano con l’esaurirsi del cloruro ferrico, infatti con l’uso il rame va a sostituirsi al ferro e quest’ultimo precipita (è la fanghiglia marrone che si deposita sul fondo della bottiglia) trasformando la soluzione in cloruro rameico con colorazione verdastra.

2) La soluzione è altamente inquinante e macchia permanentemente i vestiti e le superfici.

3) Il lento processo di corrosione del rame finisce per assottigliare le piste più sottili.

Il metodo che voglio descrivere vede l’utilizzo di una soluzione di acido cloridrico (HCl) al 33 %, acqua ossigenata a 130 volumi e acqua nelle seguenti proporzioni:

- 1 parte di acqua ossigenata a 130 volumi

- 2 parti di acido cloridrico al 33 %

- 6 parti di acqua

Il pregio di questa tecnica stà nella rapidità della corrosione (da non credere se siete abituati al cloruro ferrico…) che evita assottigliamento nelle piste sottili e nel minor costo rispetto al cloruro ferrico, il rovescio della medaglia sta nell’uso di acidi forti (acido cloridrico).

Proteggete le mani con guanti in gomma (quelli per lavare i piatti vanno bene) e gli occhi con adatti occhiali (a mè e Cristiano non servono dato che siamo sguerci e li portiamo regolarmente, HI!) quindi operate all’aperto.

Ponete attenzione a manipolare l’acqua ossigenata (perossido di idrogeno) in quanto è un energico ossidante, se finisce sulla pelle provoca ustioni e la stinge dando delle macchie biancastre, nella soluzione funge da catalizzatore, aumentando la concentrazione di ossigeno, accelerando così la combinazione del rame con il cloro con formazione del cloruro rameico dal caratteristico colore verde azzurrino.

Al termine prelevare la basetta con i guanti e lavare in acqua corrente.

Consiglio di preparare la soluzione prima dell’uso e di non conservarla, in quanto l’acqua ossigenata, fortemente instabile, tende a cedere ossigeno gassoso trasformandosi in acqua rendendo così la soluzione molto meno aggressiva.

Personalmente preparo una quantità di 90 ml sufficiente per alcune basette, al termine diluisco con molta acqua e getto la soluzione.

In conclusione posso solo dire che di cloruro ferrico non ne voglio più sentire parlare, vi consiglio di provare questa nuova tecnica (con grande attenzione) e rimarrete stupiti, come del resto lo sono stato io.

73 de IW2NFX Damiano

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